COME I BAMBINI
Cari colleghe e colleghi,
vorrei condividere con voi una breve riflessione suscitata dalla lettura del libro “Come i bambini” scritto da Mitchel Resnick – che consiglio a tutti voi.. Docente in Learning Research al Media Lab del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, il Prof. Resnick, è titolare della cattedra LEGO® e il creatore di Scratch, il celebre linguaggio di programmazione utilizzato da bambini e bambine di tutto il mondo.
Qualche anno fa, Resnick affermò durante un’intervista che, nel suo lavoro, era stato fortemente influenzato dal modo in cui i bambini della scuola d’infanzia apprendono giocando. Scrive appunto nel suo libro: “Ritengo che alcuni tipi di gioco conducano ad esperienze creative, altri no. Dobbiamo allora chiederci : quali giochi possono maggiormente aiutare i bambini a sviluppare il pensiero creativo? Perché, se l’obiettivo è il pensiero creativo, le istruzioni passo, passo, dovrebbero essere un passaggio, non la destinazione finale. Per giocare davvero, è importante che siano i bambini a decidere cosa fare e come farlo”.
Il gioco come metodologia educativa
Giovanissima violinista, io mi sono avvicinata al mondo della scuola come “musicista” e in quanto musicista, è sempre stato chiaro per me che il “gioco musicale”, presente in ogni composizione, rappresentasse lo sviluppo del pensiero creativo dell’autore, insieme alla cura del “gesto sonoro”.
Ma la questione del gioco come metodologia educativa all’interno delle mie lezioni è diventata “presente e pressante, da quando, dopo aver insegnato musica per molti anni nella scuola secondaria di primo grado, mi è stata offerta la possibilità di occuparmi di propedeutica musicale e di “ disegnare” un percorso nella fascia d’età a partire dai due fino ai cinque anni.

Tutte le mie sicurezze nei confronti della didattica musicale sono state letteralmente spazzate via dalla naturalezza con cui i bambini più piccoli si accostavano al mondo della musica. Non ci sono filtri mentali quando la tua classe è composta da studenti di due- tre anni.
Per loro la musica è fatta per essere manipolata, è tramite concreto con la realtà, la si usa perché è divertente e perché permette di strutturare un pensiero a livello emotivo ed espressivo anche quando non si è ancora in grado parlare bene.
Per i miei piccoli studenti Learning by doing
non è il nome di una strategia didattica molto popolare
è un fatto, è l’unico modo per agire
per imparare a riconoscere la realtà.
Osservando la serietà con cui i giocano con la musica, è iniziato spontaneamente il mio interesse nei confronti dell’influenza dell’attività musicale nello sviluppo cognitivo dei bambini.

Ho cominciato a chiedermi: “Si può guidare e sviluppare l’attitudine spontanea e giocosa del bambino attraverso la scoperta delle regole musicali perché diventi forma mentis nella risoluzione di situazioni problematiche? Può il gioco musicale concorrere alla strutturazione di un pensiero progettuale e “ logico-strategico”? Può la musica essere un’opportunità per formare bambini veramente creativi?
La musica è un gioco da bambini ! , così è intitolato un famoso testo scritto dal pedagogista e musicista François Delalande, dove si afferma: “Definire la musica come un gioco da bambini”non ne diminuisce il suo valore, al contrario lo si esalta”.
Questa frase è diventata il mio principio ispiratore e sottolinea che, quanto più l’esperienza di ricerca sonora e di creazione musicale spontanea sarà stata profonda e significativa tanto più si svilupperà la capacità di osservare i dati della realtà attraverso un percorso di apprendimento in cui è permesso il rischio e l’errore è “ben visto” in quanto possibilità per crescere e trovare soluzioni alternative.
Spazio giocoso privilegiato
Ripensare alle mie lezioni di musica come uno spazio giocoso privilegiato in cui fare esperienza reale di un apprendere spontaneo e duraturo è stato da subito per me un’appassionante sfida.
Nel corso del tempo, grazie ai miei studenti, ho imparato che bisogna avere pazienza per aspettare che il suono ”giusto” nasca dall’esplorazione sonora, dalla ripetizione di tanti suoni sbagliati e poi corretti insieme. Che ci sono azioni che danno origine a suoni grandi come elefanti o piccoli come formiche, che la mia voce ha tante sfumature anche senza parole, che il silenzio c’è davvero e quando arriva genera magia. Ripetizione e variazione per cercare il gesto e il suono che diventi linguaggio espressivo di un’emozione collettiva.
Ho sperimentato che la relazione di apprendimento reale si sviluppa all’interno di un gruppo perché la musica è più bella quando siamo più di uno, un po’ suono io e poi suoni tu.
Ma soprattutto ho imparato che la musica è come il Lego del Prof. Resnick: ci sono tanti blocchi e quando li mettiamo insieme fanno un progetto. Poi si disfano e si crea un’altra melodia o un altro ritmo. Poi ancora si programma qualcosa di nuovo insieme, perché programmare è un’arte e la conoscenza, per essere tale e generare creatività, ha bisogno di essere organizzata e ripensata. Un movimento circolare senza fine che produce innovazione vera, che stimola ancora oggi quell’abilità di pensare “oltre”, che ha permesso all’uomo delle caverne di uscire fuori, rischiare la vita nel buio della foresta per procurarsi il legno ed inventare il “fuoco”.
Mi sento davvero privilegiata perché ogni giorno a scuola contribuisco, nel mio piccolo, con i miei colleghi di sezione e con la mia adorata musica, a far sì che i bimbi di oggi -che saranno le donne e gli uomini di domani- imparino a porsi domande, a sondare i propri limiti , a sperimentare nuove idee. Insomma ad essere realmente creativi.
Che possano essere sempre, e sempre rimanere, curiosi e coraggiosi esploratori del mondo della conoscenza.
Chiara Pastormerlo

Chiara Pastormerlo Chiara Pastormerlo è nata a Milano nel 1963. Diplomata nello strumento violino e qualificata in propedeutica musicale, da molti anni opera come docente abilitata all’insegnamento della materia musica nella scuola secondaria e come specialista nella scuola d’infanzia e primaria in diversi ambiti scolastici. Da sempre interessata allo sviluppo di una didattica musicale coinvolgente ed inclusiva, collabora con diverse case editrici come autrice di corsi scolastici di inglese e di musica e autrice di canzoni per bambini.
Chiara è una formatrice del gruppo Mirabilia.
Scopri i suoi corsi di formazione:
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